Parliamone
Il mio approccio

Quello che ti serve per muoverti ce l'hai già.

Non lo dico per farti un complimento. L'ho visto negli altri e l'ho sperimentato nella mia vita. Quando una persona è ferma, di solito non le manca una capacità: ha delle capacità che non riesce a esprimere.

Quando siamo fermi

Il movimento che serve non arriva, e non si vede lo spazio per farlo. Succede a una persona, a un team, a un'intera organizzazione. Chi lo vive lo dice quasi sempre al plurale: «siamo fermi». Ed è giusto così, perché uno stallo non è mai colpa di una persona sola.

Perché da dentro non si vede

Il modo in cui guidi nasce da quello che hai vissuto fino a oggi. Quello che hai vissuto dipende da come hai interagito. Come hai interagito dipende dalle reazioni che hai avuto, dalle aperture e dalle chiusure. E quelle dipendevano da come vivevi e giudicavi il contesto.

È un cerchio: il contesto che hai intorno conferma il giudizio da cui eri partito. Più gira, più sembra l'unico modo possibile.

Per cambiare il risultato bisogna cambiare il modo in cui ci si connette al contesto.

Pensa a un manager saturo. Ogni riunione lo carica di cose da fare. Non riesce a far capire che si sente solo e che ha bisogno di risorse e di supporto, e gli sembra che tutti semplifichino il suo problema. Reagisce, e da lì in poi la contrapposizione peggiora il contesto.

Se guardasse il sistema da fuori, nel suo insieme, potrebbe cambiare linguaggio e comunicare le sue necessità in un altro modo. Potrebbe trovare alleati, costruire una massa critica, cercare risorse alternative. Nessuno, in quella storia, sta sbagliando: ognuno si adatta. È così che uno stallo si regge.

Guardare da fuori

Il mio lavoro è aiutarti a guardare la tua situazione con un'attenzione che da solo è difficile avere. Lo facciamo con domande semplici, in cinque mosse.

1. Descrivere senza giudicare

«Raccontami la situazione come la vedrebbe qualcuno da fuori.»

Ogni giudizio resta fuori dalla porta. Finché giudichi, vedi avversari; quando descrivi, cominci a vedere un sistema.

2. Cambiare posto

«Cosa è importante per te, e cosa per il tuo capo? Se fossi lui, cosa vorresti che ti fosse detto?»

Guardare la stessa situazione con gli occhi di un altro apre modi di vederla che prima non c'erano.

3. Collegare gli interessi

«Viste le cose che contano per lui, cosa potresti chiedergli per ottenere ciò che ti serve?»

Si smette di chiedere contro l'altro e si comincia a chiedere attraverso ciò che gli importa.

4. Cercare chi ci riesce già

«Quali altre persone hai visto chiedere in modo diverso dal tuo, e ha funzionato?»

Spesso la soluzione esiste già dentro lo stesso sistema. Basta accorgersene.

5. Trovare le pepite d'oro

Le intuizioni diventano cose da fare e da provare. Si prova, si cercano riscontri veloci, e piano piano emerge l'insieme di azioni che funzionano.

Non ho fretta di arrivare alle azioni: quelle decise troppo presto sono quasi sempre lo stesso problema con un vestito nuovo.

Quando qualcosa si allenta davvero, cosa fare diventa spesso ovvio, e non c'è bisogno che te lo suggerisca io. Alcuni incontri finiscono con un piano preciso, altri con te che vedi una cosa che prima non vedevi, e niente di più. Li considero riusciti entrambi.

Cosa faccio, e cosa no

Non ti do metodi e non ti do il mio punto di vista su come dovresti vivere. Non ho in mente una versione migliore di te che dovresti diventare. Ma è probabile che, lavorando insieme, ne troverai una tua.

Guardiamo quello che c'è per te in questo momento, capiamo come lo vedi e troviamo cosa, secondo te, va cambiato, riconsiderato o confermato. Soprattutto, cerchiamo cosa tiene ferma la situazione. Non che te la sia costruita da solo: il modo in cui guardi le cose te lo hanno dato anche la tua storia, le persone intorno a te, il posto in cui lavori. Ma quello che lo tiene in piedi adesso passa da te, ed è l'unico punto su cui possiamo davvero fare qualcosa.

Non è terapia

Non lavoro sul passato, sui sintomi, sulla sofferenza che ha bisogno di cure. Se emerge qualcosa che chiede quel tipo di lavoro, te lo dico chiaramente e ti indirizzo a chi lo sa fare.

Non è consulenza

Nel percorso individuale non ti dico cosa fare nel tuo lavoro. Non sono un esperto del tuo settore e non fingo di esserlo.

Non è mentoring

Non ti insegno a fare quello che ho fatto io.

E serve una cosa da parte tua: la voglia di guardare. Se cerchi qualcuno che ti dica cosa fare, ti farei perdere tempo e soldi, e preferisco dirtelo subito.

Da dove prendo ispirazione

Il mio modo di lavorare segue le competenze della International Coaching Federation, di cui sono coach certificato. Sullo sfondo ci sono la Teoria U di Otto Scharmer, cioè l'idea che la qualità di un cambiamento dipenda dal punto da cui guardiamo, e il pensiero sistemico di Peter Senge, insieme al lavoro sui team di Patrick Lencioni e sulle regole non scritte di Jeff Leitner.

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